La
muay
boran era praticamente sconosciuta al di fuori della
Tailandia fino a pochissimi anni fa,
salvo alcune rare eccezioni (proprio in Italia, ajaan De Cesaris e'
stato un pioniere). Si differenzie
dalla muay thai in termini di
tecniche, stile di combattimento e approccio ad esso. La differenza
piu' evidente e' che chi pratica la vecchia boxe siamese non usa
guantoni da boxe ma solo fasce, strette attorno a mani e
avambracci come settant'anni fa. I Thai la chiamano muay kaat chuak,
che significa esattamente "boxe coi pugni fasciati". Muay
boran (letteralmente "boxe antica") e' molto piu'
simile a forme ancestrali di combattimento sul campo di battaglia,
consistenti in combinazioni veloci di gomitate e ginocchiate portate
con tutta la forza possibile per buttare a terra l'avversario o
spezzargli le ossa piu' vulnerabili. Tali tecniche, che includevano
anche prese di lotta, forme di combattimento a terra e testate
inziarono a scomparire quando la boxe thailandese inizio' a diventare
uno sport e non una forma di sopravvivenza sul campo. E con esse
scomparvero anche i vecchi maestri in grado di ricordarle e insegnarle.
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Ironicamente,
l'interesse per la muay
boran fu
salvato dagli appassionati di arti marziali Occidentali. Sin da quando
l'interesse per la muay
thai esplose in Europa e in USA quindici anni fa, molti
sono andati in cerca di arti marziali ancora meno note, ancestrali,
proprie del Sud Est Asiatico. La ricerca di vecchie tecniche, di stili
e forme di combattimento "segrete" ha portato la muay
boran di ritorno dall'oblio e subito sono nate piccole
scuole spesso associate al carisma di quelche vecchio maestro ancora
vivo e in grado di ricordare i tempi della muay kaat chuak.
Ma
e' stato col film "Ong
Bak"
che questa vecchia forma di combattimento ha avuto la spinta maggiore
ed e' stata scoperta dai non addetti ai
lavori sia all'estero e in Tailandia. Il film
narra di un
giovane orfano di un piccolo villaggio di campagna, tirato su dai
monaci
ed esperto nella vecchia boxe propria degli antichi guerrieri. Quando u
gruppo di balordi
di Bangkok rubano la vecchia statua del Buddha del tempio
locale,
questo si prende la responsabilita' di andare nella capitale a
riportarla indietro. Le incredibili coreografie di combattimento
sfoggiate da
Panom, uno stuntman thailandese
all'epoca sconosciuto, hanno
fatto il giro del mondo e hanno suscitato un enorme
interesse per quella nuova, anche se vecchia, arte marziale
collegata alla muay thai
ma allo stesso tempo cosi' diversa da essa. I praticanti di muay thai si
appassionarono subito alla muay
boran e la richiesta di insegnanti esplose all'improvviso.
Questo fatto
fece si' che molte scuole aggiornarono i loro trainings aggiungendoci
anche qualche tecnica di muay
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Italia, in una delle scuole piu' serie e tra le migliori del mondo
Panom,
conosciuto successivamente all'estero come
Tony Jaa, divenne la versione thailandese di Jackie Chan. Questo fatto
porto' un altro film, "Tom
Yam Kung", lanciato due anni dopo con una simile trama. Anche in
questo, il focus e' sulle vecchie forme di
combattimento usate secoli fa sui campi
di battaglia del Sud Est Asiatico. Stavolta viene presentato lo stile
dei Jaturonkabat,
i guerrieri incaricati di proteggere gli elefanti da
battaglia. A parte il fatto che tale stile non esistette mai ed e' un
lavoro di fantasia, anche
le coreografie appaiono troppo acrobatiche e l'intero film perde di
originalita' e non riesce a bissare il successo di "Ong Bak". A
proposito, tom yam kung
e' il nome di un brodetto piccante a base di
scampi...
Sulla stessa scia, un altro film e' stato presentato a Bangkok l'anno
dopo, stavolta senza Tony Jaa ma prendendo comunque come base un'altra
vecchia forma di
combattimento, la muay
chaiya
Visto
che molte tecniche sono oltremodo violente, non esistono ancora ne' un campionato
ne'
regolamenti ufficiali, ma questa situazione potrebbe cambiare
molto presto, visto l'interesse che suscita specialmente al di fuori
della Tailandia. Al momento, una bella occasione di vedere
qualcosa di simile, almeno in termini di atmosfera, arriva ogni anno in
Aprile, durante le festivita' di Songkran (13-16/4). Nel
paesetto
di Mae Sot, in un ring vicino al fiume che fa da confine con
la
Birmania, i combattenti Thai affrontano i loro vecchi nemici Birmani,
senza guanti e senza regole. L'atmosfera e' torrida, il ring
e'
circondato da decine di fanatici e nell'aria si sente l'orgoglio
nazionale di entrambi i popoli, nemici da secoli. I giovani
combattenti
si fronteggiano come galli, senza troppe tecniche ma con un grande
cuore. Come secoli fa, si combatte fino alla fine, ma con un tempo
limite. Se alla fine del tempo regolamentare i due nak muay sono
ancora in piedi, l'incontro e' considerato un pareggio. Tutto e'
permesso, incluse testate e colpi all'opponente al tappeto. Da
un
punto di vista puramete stilistico e tecnico non si vede nulla di
interessante, a parte qualche velocissimo sok klap, ma solo
un sacco di violenza pura. Date un'occhiata ai clip qui sotto per farvi
un'idea...
Birmani
che passano il confine per
andare a vedere i combattimenti
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